by Lara Lucaccioni
Cari amici lemattiani,
oggi voglio parlarvi delle motivazioni profonde che mi hanno portato a frequentare il corso per condurre lo Yoga della Risata (YdR) e ad aprire il primo Club della Risata di Recanati.
Credo profondamente nel potere di una risata senza motivo: la sperimento su di me ogni volta, quando sono triste e riesco ad invertire l’ordine dei miei pensieri, a stoppare quelli neri e a far partire, magicamente, pensieri di leggerezza solo con una semplice risata prolungata, fatta magari distesa sul mio tappeto, a pancia in su, come accade nella “meditazione della risata” dello YdR, la parte finale di una sessione tipo e per me la parte più potente.
Durante la “meditazione della risata” si dice ai componenti del gruppo – distesi sul proprio tappetino a pancia in su e con le teste tutte direzionate al centro, a formare una specie di sole raggiato – di iniziare a respirare profondamente e lasciarsi aperti alla possibilità di far emergere una risata - anche intima, anche delicata. Quello che accade la maggior parte delle volte è qualcosa di bellissimo. Timide risate diventano sempre più fragorose, fluendo naturalmente e rimbalzando da una persona all’altra, fino a diventare un’unica forza, capace di scaricare le tensioni accumulate. L’energia bellissima che si sprigiona pervade anche chi è disteso a respirare e fa fatica, almeno inizialmente, a ridere senza motivo. Tutti ne beneficiano e non sto in questa sede ad elencarvi i tantissimi ottimi motivi che consigliano, specie a livello di salute e benessere, di aprirsi all’esperienza di ridere a lungo in compagnia e senza motivo.
Io mi entusiasmo tantissimo, quando vedo gli occhi dell’altro ridere assieme alla sua bocca. Mi prende una gioia dentro senza fine ed è un regalo grandissimo che mi fa l’esistenza.
Ma come è cominciato questo interesse nei confronti della risata?
Due anni fa partecipai ad una meditazione ideata da Osho davvero potentissima, la Mystic Rose, della durata di 21 giorni e nella quale, la prima settimana, si ride in gruppo per 3 ore, senza dirsi una parola. Un esperienza incredibile! Mi sono scoperta di essere, in qualche modo, facilitatrice della risata altrui. Già in quella situazione, io avevo inteso la risata come esercizio. Ok, devo ridere per tre ore, lo faccio. Qualche componente del gruppo mi diceva: “Tu, Lara, sembra che lo stai prendendo come un lavoro. Entri nel gruppo con l’elmetto di quella che ha come compito di ridere e, semplicemente, ridi.” Ed ho visto che riuscivo ad essere contagiosa: in molti mi guardavano (i neuroni specchio sono fantastici) e iniziavano a ridere a loro volta.
Poi, c’è stato il mio incontro col video “Bodhisattva in metro”, un corto meraviglioso, in cui un uomo entra in una metro piena di visi tristi e, semplicemente, incomincia a ridere contagiando praticamente tutti.
Vi straconsiglio la visione del video, se ancora non lo avete incontrato nel web.



