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 4 dicembre 2011  Posted by at 08:33 Creatività Tagged with: , , , ,  Add comments

 

by Matteo Ficara

Cari amici lemattiani,
sono veramente commosso di riuscire, finalmente, a condividere con voi questo post su Enjobby, perché è uno dei tre percorsi sui quali, da più di un anno, sto assiduamente lavorando e finalmente è pronto.

Vuoi sapere che cos’è Enjobby?
Te lo racconto volentieri!

“Enjobby – fai ciò che sei, perché sei ciò che fai”
C’era una volta, a ScontentoLandia, una ragazza che, come tutti gli altri, era scontenta.
Nel suo paese tutti non facevano altro che lamentarsi dell’andamento delle cose, ma nessuno si azzardava nemmeno a pensare di cambiarle, perché, non essendoci mai stato altro, nessuno poteva ipotizzare che fossero possibili mondi migliori o, semplicemente, diversi.


A ScontentoLandia le scuole erano gratuite, ma i libri costavano un capitale ed il servizio, invece che tendere alla ricerca e realizzazione dei talenti individuali, tendeva alla mera dottrina, infarcendo i giovani di tutte quelle regole che avevano ridotto ScontentoLandia in quel modo.
Una volta usciti dalle scuole, incapaci di riconoscere i propri talenti e disabituati a realizzare se stessi per “rispetto delle regole”, i ragazzi che entravano nel mondo del lavoro non erano capaci di fare la scelta giusta.
Invece che crearsi il mestiere capace di realizzarli e renderli felici, andavano cercando, nel “supermarket” del lavoro, una qualsiasi attività che permettesse loro un lauto stipendio, in modo che avrebbero potuto, nelle ore non lavorative, “fare quello che volevano”.
Rea Lizzo era scontenta di essere scontenta o, piuttosto, ne era stufa e le sembrava pressoché assurdo dover lavorare tutta la vita come degli ossessi, convinti di realizzare il proprio sogno, mentre, di fatto, non si faceva altro che aumentare il proprio scontento e, quindi, quello generale.

“Ma se…” iniziò a pensare, “Ma se io, invece che scegliermi un lavoro per lo stipendio e rodermi ogni giorno perché non mi sono sufficienti o il denaro o il tempo o entrambi, per realizzare il mio sogno…” e già l’entusiasmo di una nuova prospettiva la faceva tremare, “E se io… trasformo il mio sogno in un mestiere e vivo di questo?”.

Certo sembra difficile e, soprattutto, in un periodo come questo, una prospettiva tale può mettere paura, ma la domanda è: “Il gioco vale la candela?”.

Facciamo due conti.
Se continuo a vivere per lavorare, dedicando ogni giorno la stragrande maggioranza del mio tempo ad un lavoro per il quale non spero altro che arrivino le ferie e dedico il mio tempo libero nella ricerca di qualsiasi “riempitivo” perché sono convinto che non mi basta il denaro per realizzare il mio sogno, o non mi basta il tempo a disposizione, o non ho un piano di realizzazione per farlo; allora posso considerarmi un cittadino di ScontentoLandia.
Plausibilmente vivrò in una prospettiva del tipo: “Ommioddio non ne posso proprio più! Speriamo che arrivi venerdì, così nel weekend me la spasso un po’”; poi arriva il week end e si esce, lamentandosi con i propri amici.
Ma non si combina nulla di effettivamente nuovo e divertente e, così, si ritorna al lavoro lunedì, ancora più stanchi e scontenti, con la speranza del Natale e delle ferie.

Altre prospettive? Eccone una:
”Quanto può costarmi, in termini prettamente economici, realizzare me stesso e puntare, invece che alla stabilità economica assicurata, forse capace di rendermi felice in un “poi” ipotetico, alla mia felicità qui e ora?”

Vediamo: da oggi faccio un lavoro strategico di ricerca su me stesso e mi rendo capace di riconoscere non solo tutto ciò che c’è di buono in me (talenti, capacità, prospettive), ma evidenzio anche tutto ciò che mi rende felice e, al contempo, cerco, trovo ed organizzo il mio sogno in un sistema “ecologico”, che non prevede solo un Obiettivo, ma anche tutte le tappe di realizzazione a partire da adesso.
Ora non ci resta altro che prendere questo importantissimo bagaglio e trasformarlo in un “lavoro”, ovvero una forma che ci renda capaci di generare un “interesse” da quello che facciamo.

Il “lavoro” è l’altare della trasformazione, laddove modifichiamo una materia per ottenerne un prodotto con un maggiore “valore intrinseco”, che ci permetta, appunto, di scambiarlo ricavandone un “interesse”, ma non solo…

Nel “lavoro” noi trasformiamo noi stessi, crescendo e realizzandoci.

La domanda da farsi ora è: “Cosa mi resta per trasformare il mio sogno in un mestiere?”
Una buona dose di follia, che è il modo semplice per definire il coraggio di credere in ciò che ancora è vero solo nella nostra immaginazione, e della sana creatività.

Come LeMat e lemattiani, la follia non dovrebbe mancarci e di tecniche per generare nuove idee siamo ben forniti; quello che mi chiedo ora è:

“Hai la possibilità di vivere realizzando il tuo sogno, traendone felicità e sostentamento. Cosa stai aspettando?”

“Enjobby – fai ciò che sei, perché sei ciò che fai”
La prima versione ufficiale avrà luogo a Recanati, sabato 10 e domenica 11 dicembre.

Sabato 10, ore 15:00 – 20:00Quello che Sei

  1. attraverso uno strumento meraviglioso come le Mappe Mentali, vai alla scoperta di tutte quelle capacità (skills) e quei talenti che ti rendono unico;
  2. scopri che cosa ti rende felice e qual è l’ambiente fisico e morale che ti permette di manifestarti pienamente (Gerarchia Valori);
  3. individua il tuo Obiettivo e verifica se i tuoi valori sono allineati;
  4. costruisci il primo progetto ecologico per la realizzazione del tuo sogno.

Domenica 11, ore 15:00 – 20:00Come potrei… ?

  1. comprendi a livello profondo qual è la tua sfida e quali ne sono gli aspetti positivi;
  2. affronta la tua sfida con tecniche di creatività;
  3. valuta i risultati prodotti e scegli il tuo Enjobby!!!

Per maggiori informazioni, sentiti libero/a di contattarmi.

377.2912638 – Matteo
Fb LeMat | Matteo Ficara
email: lemat.percorsi@gmail.com

Matteo Ficara, LeMat
my Enjobby is LeMat, my Mission is “FeliCittà”

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  3 Responses to “Enjobby– fai ciò che sei, perché sei ciò che fai.”

  1. >Caro Le Matt! colpisci sempre nel sengno!
    La tua cratività è un faro che guida le persone incapaci di esprimere la propria creatività, vuoi perché non si è ancora pronti ad accettare le sfide della vita, vuoi perché non ci conosciamo (in primis) noi stessi abbastanza.

    GRAZIE per i tuoi consigli preziosissimi
    e GRAZIE per la tua creatività!!!!

  2. >Ciao Federica,
    grazie infinitamente delle tue parole.

    Sono questi i segnali della vita che ci indicano che percorriamo la "giusta via" e che ci spingono a continuare, mettendo sempre maggiore impegno ed entusiasmo in quello che facciamo.

    Grazie, veramente ed infinitamente.
    Un abbraccio.

  3. Thank you so much!
    ^_^
    This blog is also under construction, I invite you to our original blog to: http://lematpercorsi.blogspot.com/, where you can also find the latest posts.

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